|
Come sta il settore concertistico della musica classica? A questa importante domanda risponde ogni anno il centro studi della Siae, Società italiana autori ed editori, che non solo raccoglie per i suoi soci i diritti d’autore che sostengono la creatività artistica, ma pubblica un prezioso “Rapporto” di un centinaio di pagine dove rende disponibili a tutti, gratuitamente, tabelle e statistiche sui comparti di cui si occupa: teatro (prosa, lirica, rivista e musical, balletto, burattini e marionette, arte varia, circo); concerti (classica, pop/rock/leggera, jazz); mostre; discoteche e sale da ballo; parchi e attrazioni viaggianti; fiere; sport (calcio, altri sport di squadra, sport individuali).
Ne raccomando la lettura a tutti coloro che, a vario titolo, si occupano di musica. È fondamentale che un professore, uno studente, un docente di Conservatorio, un operatore del settore, abbiano, almeno a grandi linee, idea dei numeri che muove la musica classica.
Una premessa è d’obbligo: la maturità di un Paese e di un settore produttivo si misura non solo dalla sua capacità di produrre occupazione, benessere, sviluppo, ma anche e soprattutto dalla sua capacità di raccontare e dettagliare i numeri che produce. È deprimente ascoltare presunti “esperti” che rimpiangono i bei tempi andati, «quando tutto era meglio di adesso», che non sono capaci di fornire dati che sostengano le loro considerazioni. Intendiamoci: i numeri non sono tutto. Ma sono fondamentali per poter esprimere un’opinione che abbia un valore.
Un numero “macro”: nel 2025 per assistere a spettacoli di ogni tipo, concerti, sport, teatro, eccetera, gli italiani hanno speso 4,3 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Qual è l’intrattenimento che fattura di più? Se avete pensato allo sport, avete sbagliato. È la musica: ovviamente “leggera”. I concerti valgono 1,16 miliardi di euro; seguiti dallo sport, 873 milioni; teatro, 641; cinema 539; discoteche, 492; parchi giochi, 339; mostre e fiere sono i due comparti più piccoli con rispettivamente 157 e 94 milioni di euro.
Ecco, adesso, abbiamo tutti un quadro più chiaro in testa. E i concerti classici? Nel 2025 sono andati molto bene. I concerti di musica classica consolidano la propria presenza nel panorama, crescendo su tutti e tre gli indicatori principali. Il comparto ha proposto 21.485 eventi (+10,4%), che hanno attratto 3.987.695 spettatori (+8,6%) e raccolto 77.785.203 euro di spesa del pubblico (+6,9%). Tra i concerti, la “classica” rappresenta il 12,7% del pubblico e il 6,7% della spesa complessiva. Penserete: «D’accordo, ma chissà prima del Covid quanti concerti ci saranno stati in più!». Errore: nel 2019, l’ultimo anno felice prima dell’apocalisse della pandemia, in Italia i concerti furono 16.902. In sostanza dal 2019 ad oggi gli spettacoli di musica classica sono aumentati del 27%. Ve lo aspettavate? Forse no. E la lirica, l’altra voce che ci riguarda da vicino? Nel 2025 registra 2.974 spettacoli (+3,3%), 2.137.188 spettatori (+0,1%) e una spesa complessiva di 114,1 milioni di euro (+3,3%). Anche qui propongo un confronto con il 2019 quando gli spettacoli furono 3.667, gli spettatori 2.476.748 per una spesa complessiva di 112,4 milioni di euro. In sostanza se i ricavi hanno tenuto, in sei anni si sono persi 340.000 spettatori e quasi 700 spettacoli. Vuol dire meno occupazione per tutta la filiera artistica, cantanti, registi, scenografi, masse artistiche e meno opportunità di ascolto per i cittadini. E con questa scorpacciata di numeri che testimoniano la vitalità del settore concertistico italiano, non mi resta che augurarvi buone vacanze e arrivederci a settembre.
|