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Suonare News febbraio 2021 Editoriale
 

Sanremo, un’occasione persa per l’intero settore
di Filippo Michelangeli

l popolare festival della canzone italiana, che si terrà dal 2 al 6 marzo, aveva chiesto di utilizzare, come altri show televisivi, al posto del pubblico i “figuranti”. Dopo le proteste del mondo della musica, chiuso dallo scorso ottobre, è arrivato il no del ministro e del governo


Lo spettacolo dal vivo in Italia non è nell'agenda politica e produttiva del Paese. Le parole che pronunciò qualche mese fa il premier Conte parlando dei lavoratori del comparto: «I nostri artisti che ci fanno tanto divertire» non hanno sollevato lo sdegno dei suoi ministri, evidentemente indifferenti a tanta istituzionale superficialità. E così mentre la pandemia non ha bloccato scuole, fabbriche, centri commerciali, funzioni religiose e, ricorrendo all'asporto, bar e ristorazione, lo spettacolo dal vivo è stato chiuso al pubblico dal lontano 24 ottobre 2020 e al momento non c'è sfumatura di colore regionale che ne preveda la riapertura.
Io non credo ai complotti, credo semplicemente che la cultura media di chi ha la responsabilità in questo momento di guidare il Paese sia più intonata ad apprezzare una amatriciana che “La bohème”.
D’altra parte riconoscere agli artisti lo status di lavoratori appare ancora una chimera, se è vero che da sempre, quando incontriamo una persona a cui riveliamo di cosa ci occupiamo, ci sentiamo domandare tra incredulità e curiosità: «Sì, ma di lavoro vero cosa fai?».
Un aiuto imprevisto, imprevedibile, irripetibile, era arrivato dall'imminente festival di Sanremo. La popolare rassegna della canzone italiana si svolgerà dal 2 al 6 marzo sulla riviera ligure. Ospitata da sempre nell'imponente Teatro Ariston (2mila posti) è stata travolta dalle polemiche perché, per salvaguardare la genuinità dello spettacolo, aveva dichiarato di voler utilizzare alcune centinaia di spettatori come “figuranti”, contando sul Dpcm che ne autorizza l'uso negli show televisivi, basti pensare a X Factor o il Maurizio Costanzo Show. Apriti cielo! Il mondo della classica si è sentito preso in giro: l'Ariston sì, la Scala no? Mai sia! Poche ore dopo è arrivato l'augusto tweet del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che ha tagliato corto dicendo che Ariston e Scala per lui pari sono, niente pubblico per nessuno. Capirai che soddisfazione.
Eppure continuo a pensare che Sanremo – mediaticamente l'evento di spettacolo dal vivo più potente in Italia – sarebbe potuto essere l'occasione per chiedere al governo di farlo diventare tedoforo della ripartenza del settore. Ciò che avrebbe potuto ottenere il popolare festival non è alla portata di tutte e 14 le fondazioni liriche italiane messe insieme.
Sanremo, in accordo con il settore dello spettacolo dal vivo, avrebbe potuto chiedere non già di utilizzare, come banale escamotage i “figuranti”, ma pubblico vero, distanziato, mascherato, seguendo un nuovo protocollo di sicurezza, magari simile a quello già in uso nelle chiese e nei centri commerciali che permette di far svolgere la liturgia e lo shopping. Forse in questo modo sarebbe stato possibile trascinare il governo a un tavolo e iniziare a ragionare su una riapertura di un settore chiuso ormai da quattro mesi.
È avvilente, indecente, angosciante che centinaia di migliaia di lavoratori italiani siano tenuti inattivi, a casa, senza neppure dare loro una prospettiva di un possibile rientro. Perché gli artisti, prima di essere musicisti, attori, ballerini, registi, sono soprattutto lavoratori.

 

 

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