Questo sito utilizza i cookies, navigandolo accetti la relativa policy descritta nella pagina Privacy e cookies
il tuo carrello
il tuo carrello
Home
Page
Il numero
in edicola
Come
abbonarsi
Accade in
Conservatorio
Numeri
arretrati
Archivio
dal 1995
Offerte
commerciali
Pagine
Musica
Pubblicità
su Suonare.it
Seicorde,
solo chitarra
Contatta
la redazione
I sondaggi
di Suonare
Dati e
numeri


Fai di Suonare.it
la tua pagina iniziale!








Suonare News gennaio 2019 Editoriale
 

Che ne sarà dei 5.500 laureati in Conservatorio?
di Filippo Michelangeli

Ogni anno, come riporta la gloriosa rubrica di Suonare news "Maestri dieci e lode", l’alta formazione musicale italiana immette sul mercato un esercito di musicisti. Sono giovani preparati e pieni di aspettative. Molti di loro andranno incontro al precariato e alla sottoccupazione


A gennaio, puntuale come sempre, Suonare news pubblica gli elenchi dei giovani diplomati (vecchio ordinamento) e laureati (trienni e bienni) nei Conservatori di musica italiani, negli Istituti superiori di musica e nelle istituzioni autorizzate a rilasciare titoli equipollenti. Sono circa 5.500 musicisti e da adesso, a pieno titolo, si avvieranno alla professione.
Sorvolo sulla criticità dell’attuazione della Riforma che da vent’anni ha portato i Conservatori ad una lenta migrazione verso il livello universitario, con l’abolizione del vecchio ordinamento e con l’introduzione del piano di studi del cosiddetto “3+2”. È sotto gli occhi di tutti che la mancanza di una vera e qualificata rete nazionale di licei musicali – l’ordinamento scolastico che dovrebbe preparare professionalmente i giovani musicisti ad accedere con un livello adeguato al Conservatorio – ha reso al momento la Riforma un’utopia. Non c’è da stupirsi, quindi, se negli anni è continuata a crescere la platea di professori che brinderebbero al ritorno del vecchio ordinamento.
Ma non è questo il punto. La domanda è se i 5.500 neo maestri che ogni anno escono dai Conservatori siano un numero adeguato alle reali prospettive occupazionali che offre l’Italia.
Lo dico subito e senza mezzi termini: no, sono troppi.
Un laureato in Conservatorio è tecnicamente un musicista. Sa suonare uno strumento musicale, sa cantare, sa scrivere musica. Nelle sue ragionevoli aspettative c’è quella di esercitare la professione per la quale ha duramente studiato.
La prima fonte di occupazione per ogni musicista è l’insegnamento. Che può avvenire trovando una cattedra nelle scuole medie (dell’obbligo e ad indirizzo musicale), nei licei musicali, nei Conservatori, nelle scuole private, comunali e associative. Peccato che l’attuale pianta organica di professori di strumento musicale non riesca a garantire più di 500/600 posti di lavoro all’anno, determinati dai pensionamenti e in grado di soddisfare soltanto il 10 per cento dei neo maestri. E tutti gli altri?
Con 29 orchestre stabili (lo so, è un numero ridicolo, ma è la pura verità) che occupano circa 2.000 professori d’orchestra, il turnover libera ogni anno non più di 50 posti di lavoro. Altrettanti arrivano dai cori delle fondazioni liriche.
Poi c’è la libera professione, il popolo delle partite Iva che militano nelle scuole associative, nel concertismo, nell’organizzazione, nell’editoria, negli studi di registrazione. Sono numeri lontani dal poter assicurare un’occupazione a tutti i 5.500 “maestri”.
E così, con un’amarezza che conosce solo chi l’ha provata, giacché tutti dobbiamo campare, quei musicisti che non trovano lavoro nel mondo delle sette note, si ricollocano in altre professioni. Soprattutto i più previdenti che, accanto a regolari studi musicali avevano seguito anche una formazione culturale diversa.
È questa una delle dinamiche più gravi e irresponsabili innescate dalla Riforma: l’impossibità di permettere ai ragazzi, com’è sempre accaduto, di poter seguire due paralleli studi universitari e di poter decidere, in base alle reali opportunità, quale mestiere svolgere da adulti.

 

 

Copyright © Michelangeli Editore - Tutti i diritti riservati. - hosting and web editor www.promonet.it

Michelangeli Editore S.r.l. viale Lombardia, 5 - 20131 MILANO
CF e P.IVA 10700160152