Questo sito utilizza i cookies, navigandolo accetti la relativa policy descritta nella pagina Privacy e cookies
il tuo carrello
il tuo carrello
Home
Page
Il numero
in edicola
Come
abbonarsi
Accade in
Conservatorio
Numeri
arretrati
Archivio
dal 1995
Offerte
commerciali
Pagine
Musica
Pubblicità
su Suonare.it
Seicorde,
solo chitarra
Contatta
la redazione
I sondaggi
di Suonare
Dati e
numeri


Fai di Suonare.it
la tua pagina iniziale!

Abbonati gratis alla
Newsletter di Suonare.it
Scrivi qui la tua e-mail

Garanzia di riservatezza,
legge 196/03

Suonare News maggio 2017 Editoriale
 

Soltanto in tv la “classica” può diventare per tutti
di Filippo Michelangeli

I musicisti colti vivono come “stranieri” in patria. La maggioranza degli italiani ignora i grandi compositori del passato, il loro lessico, le loro opere. La scuola sta facendo molto, ma è nel piccolo schermo la stanza dei bottoni per rendere più facile e universale l’arte dei suoni


È opinione diffusa, a metà tra provocazione e attenta osservazione dei comportamenti delle persone, che per l’unità d’Italia abbia fatto più la televisione di tre guerre di indipendenza, Garibaldi e i Mille. Perché se il sangue dei nostri antenati ha unito militarmente prima e politicamente dopo la Penisola, l’identità più forte in un Paese è data dalla lingua. Parlare tutti la stessa lingua è il più forte antidoto alla diffidenza, al senso di estraneità, persino al razzismo. Lo sanno bene gli stranieri – oggi in Italia una percentuale vicina al 10 per cento – che ogni giorno devono vivere e lavorare spesso non dominando l’italiano e subendo anche per questo un atteggiamento ambiguo da parte nostra.
Quando invece hanno il pieno possesso della lingua passa in secondo piano il colore della pelle, l’orientamento religioso e all’improvviso l’integrazione diventa più facile.
Molto ha fatto la scuola dell’obbligo. Ma l’italiano si impara e si dimentica.
La televisione, invece, prima la Rai negli anni Cinquanta, poi i canali commerciali, hanno “esportato” ogni giorno l’italiano in un Paese dai cento dialetti. Spesso molti diversi tra di loro. Provate a mettere in una stanza un friulano, un piemontese e un sardo e, o parlano in italiano, o non si capiscono tra di loro. E rischiano di sentirsi molto più diversi di quanto in realtà non siano.
La musica classica non è in televisione. C’è poco, in modo occasionale, senza alcuna strategia. Mozart e Beethoven devono entrare nei cervelli e nel cuore degli italiani affidandosi soltanto alla scuola e alla passione di un’élite di famiglie.
Il senso di “diversità” che ogni musicista classico vive sulla propria pelle per tutta la vita è dovuto al fatto che l’arte dei suoni è fondamentalmente sconosciuta alla maggioranza dei suoi interlocutori. Il musicista classico “parla” una lingua incomprensibile. La lirica è un’isola appena più grande della cameristica e della sinfonica. Verdi e Puccini sono più familiari agli italiani di Schumann e Debussy. Ma a parte il pur meraviglioso "Nessun dorma", il cui urlo «Vincerò!» Pavarotti ha lanciato guarda caso proprio dal piccolo schermo, provate a chiedere a una persona di ottimo livello culturale anche solo la trama di Rigoletto e vi cadranno le braccia.
La televisione potrebbe fare tantissimo. A condizione che il mondo della musica colta abbandoni i suoi complessi di superiorità. La formula può essere ispirata a quella delle telecronache di calcio. Non serve conoscere le regole precise, i nomi dei giocatori, le classifiche dei campionati per avvicinarsi con divertimento a un incontro di football. C’è un “narratore” che, mentre scorrono le immagini, spiega semplicemente che cosa accade. Ora è impensabile che un telecronista parli mentre un’orchestra suona o durante il quartetto del Rigoletto. Ma tra una scena e l’altra, tra un movimento e l’altro, sì. È l’unico modo per rendere la musica colta una lingua comune, alla portata di tutti. Poi, i professionisti e i grandi appassionati, continueranno ad ascoltarla in teatro, negli auditorium, su cd. Magari diventiamo tutti “tifosi” di Mozart.

 

 

Copyright © Michelangeli Editore - Tutti i diritti riservati. - hosting and web editor www.promonet.it

Michelangeli Editore S.r.l. viale Lombardia, 5 - 20131 MILANO
CF e P.IVA 10700160152