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Suonare News maggio 2019 Editoriale
 

Quanto conta il parere degli appassionati?
di Filippo Michelangeli

Un musicista tende a fidarsi soprattutto del giudizio dei colleghi, degli ex insegnanti, dei critici musicali, degli “esperti”. Tuttavia non sono loro che riempiono le sale e gli danno da vivere, ma gli amatori, uomini e donne che seguono la musica per diletto e i cui commenti sono sovente utilissimi


Lo abbiamo ascoltato spesso nei discorsi nei foyer dei teatri dopo un concerto, lo leggiamo nelle interviste sui giornali, lo ritroviamo nei post o nei commenti sui social network: «Non sono un esperto di “classica”, ma quel brano, quell’interpretazione, quell’autore mi hanno commosso».
Quanto conta il parere degli appassionati di musica? Per anni l’ho tenuto poco in considerazione, forte del mio senso di appartenenza ai cosiddetti professionisti. Un giorno mi sono accorto che il 95 per cento del pubblico nelle sale da concerto è costituito da appassionati, che sono soprattutto loro a mandare i figli nelle scuole di musica e a tenerle aperte, che sono ancora loro a salvare l’audience di concerti e di opere liriche trasmesse in televisione e, infine, sono sempre gli appassionati i più convinti consumatori di cd. E così ho cambiato idea.
Intendiamoci: il parere tecnico dei professionisti – pensiamo al prezioso servizio che offre da sempre la critica musicale, oggi purtroppo meno presente nei quotidiani di un tempo – è insostituibile. Un critico musicale, quando è di qualità – e in Italia per fortuna ce ne sono ancora – ha competenza, esperienza, abitudine all’ascolto – un patrimonio culturale che mette a disposizione dei fortunati lettori che accedono al suo commento.
Tuttavia il parere di chi, come tanti di noi, esercita la professione, è spesso condizionato da fattori che ci impediscono di essere veramente concreti e genuini nei confronti del pubblico finale che, come detto, nella stragrande maggioranza dei casi è formato da appassionati.
La divulgazione musicale, per esempio, è cosa difficilissima da fare quando si domina la materia, perché tante cose si danno per scontate in chi ci ascolta e persino il linguaggio diventa involontariamente incomprensibile. Io, per esempio, ammetto di essere stato in difficoltà nello spiegare in modo efficace a un profano che cosa voglia dire “chiave di violino”. Un segno che vediamo ogni giorno e di cui ormai non ci curiamo più. Il solo richiamo alla posizione della nota Sol sul pentagramma spiazza il neofita.
Non è un caso che l’indimenticabile Piero Angela, un giornalista e divulgatore giunto oggi alla bella età di 90 anni, che ha portato per primo e con successo in televisione argomenti scientifici non fosse un professionista della materia. E ogni volta che nei suoi programmi dava la parola ai “tecnici”, l’incanto all’improvviso finiva. I suoi ospiti, eminenti fisici, chimici, matematici, astronomi, medici, economisti riportavano sovente la comunicazione a un livello impossibile per il telespettatore normale.
Ogni musicista, quindi, continui a tenere conto del giudizio delle persone di cui si fida di più. Tuttavia consiglio di imparare ad ascoltare il parere degli appassionati perché aiuta a capire meglio la musica, a cogliere la forza della sua “verità”, a prescindere dalla competenza di chi la ascolta. E per questo ad amarla ancora di più. La musica classica, bellissima e immortale, regala emozioni a tutti. Gli amatori, ricordiamolo, sono i più grandi alleati dei musicisti.

 

 

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