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Suonare News settembre 2026 Editoriale
 

Horowitz suona: pubblico in estasi Toscanini e Reiner impeccabili sul podio
di Filippo Michelangeli

Il cd allegato questo mese è da conservare: i memorabili concerti del leggendario pianista ucraino che interpreta Cicikovskij e Rachmaninov diretto da due giganti


Il cd che alleghiamo questo mese a Suonare news è da conservare.
Ci sono registrazioni che fotografano un'esecuzione. E ce ne sono altre che fissano un momento irripetibile della storia dell'interpretazione. Il Concerto n. 1 di Ciaikovskij eseguito alla Carnegie Hall di New York il 25 aprile 1943 con Arturo Toscanini sul podio della Nbc Symphony Orchestra e il Concerto n. 3 di Rachmaninov inciso otto anni dopo con Fritz Reiner appartengono alla seconda categoria. Due documenti diversissimi, separati da pochi anni, ma capaci di raccontare l'evoluzione artistica del leggendario pianista ucraino Vladimir Horowitz (1903-1989).
Il concerto del 1943 nasce in un clima eccezionale. Gli Stati Uniti sono coinvolti nella Seconda guerra mondiale e quella serata, organizzata per la vendita dei War Bonds (le obbligazioni di guerra, ndr), assume anche un forte significato patriottico. Toscanini e Horowitz rinunciano al compenso, il pubblico gremisce la Carnegie Hall. L'incasso supera gli undici milioni di dollari, al cambio attuale sono circa 190 milioni, una montagna di soldi, e trasformano il concerto in un evento nazionale.
Fin dalle prime battute si percepisce che il pianista è in stato di grazia. Il giovane Horowitz ha 39 anni, sembra voler sfidare i limiti stessi della tastiera: gli accordi esplodono, le ottave sono incandescenti, i passaggi più impervi vengono affrontati con una sicurezza spavalda. È un virtuosismo che non concede tregua e che trova nel temperamento infuocato di Toscanini il partner ideale.
Il direttore italiano imprime all'orchestra un ritmo serratissimo. Ciaikovskij perde ogni residuo di oleografia romantica per assumere un carattere quasi drammatico, nervoso, elettrico. L'intesa fra i due musicisti è impressionante: il suocero e il genero – Horowitz aveva sposato dieci anni prima la figlia Wanda – sembrano respirare insieme, alimentando una tensione continua che rende il finale uno dei più travolgenti mai fissati su disco. L’applauso a scena aperta alla fine del primo movimento testimonia l’euforia della serata.
Molto diverso è il mondo che si incontra nel Rachmaninov del 1951. Horowitz ha ormai raggiunto la piena maturità e non sente più il bisogno di stupire a ogni battuta. La tecnica resta quella di sempre, prodigiosa, ma viene assorbita in una visione musicale più ampia. Fritz Reiner è l'esatto opposto di Toscanini. Dove il maestro italiano costruisce sull'urgenza e sull'impeto, Reiner ricerca precisione, trasparenza e controllo. L'orchestra non accompagna semplicemente il pianista: dialoga con lui, mantiene un equilibrio sonoro cameristico persino nei momenti di massimo splendore orchestrale. Horowitz affronta le terribili difficoltà del Terzo Concerto con una naturalezza disarmante. Le grandi arcate melodiche respirano con libertà, il fraseggio acquista una nobiltà quasi vocale e i passaggi più spericolati sembrano nascere spontaneamente dal discorso musicale.
Horowitz continuò a entusiasmare il pubblico per i cinque decenni successivi, anche se per ben 21 di quei 50 anni non si esibì mai in pubblico. Durante la Grande Depressione, quando molti americani potevano considerarsi fortunati a guadagnare 1.000 dollari l'anno, Horowitz percepiva già 1.500 dollari a concerto. Verso la metà degli anni Cinquanta, superava gli 8.000 dollari a serata, facendone il pianista più pagato del mondo. Sembrava che il mondo fosse ai suoi piedi.
Poco dopo, però, colpito da un esaurimento nervoso, abbandonò le scene per due anni: fu il primo di quattro ritiri dalla vita concertistica. Il più lungo durò dal 1953 al 1965.

 

 

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