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Suonare News gennaio 2018 Editoriale
 

La lirica va in tv ed è boom di ascolti!
di Filippo Michelangeli

Lo scorso 7 dicembre Rai1 ha trasmesso in diretta, e in prima serata, la “prima” della Scala, l’Andrea Chénier di Giordano. La trasmissione ha avuto oltre 2 milioni di telespettatori. E l’anno prima, sempre da Milano, Butterfly fece 2,6 milioni. Forse la musica classica non è solo per un’élite...


È difficile, forse impossibile, riuscire a capire per un musicista classico quanto sia realmente comprensibile e accessibile l’arte di cui ci occupiamo al grande pubblico, alla gente comune.
Siamo tecnici, cresciuti a pane e Mozart, leggiamo con disinvoltura il pentagramma, passiamo giornate a suonare o a insegnare ad altri la pratica strumentale o vocale. Quando ascoltiamo una sonata per pianoforte di Beethoven, una sinfonia di Brahms, una suite di Bach non riusciamo più a immaginare l’horror vacui in cui forse cade l’ascoltatore non musicista.
Vorremmo che la musica, colta si intende, venisse insegnata in ogni ordine di scuola, dall’asilo all’università, convinti che senza una formazione specifica l’arte dei suoni sia inaccessibile.
Ci sembra che la fruizione musicale se non è consapevole non sia niente.
Poi, all’improvviso, trasmettono la “prima” della Scala in prima serata in televisione su Rai1, fa un botto di ascolti, e restiamo senza parole.
Le nostre certezze crollano. Pensavamo che sarebbe stato un flop, un azzardo, un insensato gesto autolesionistico destinato a certificare le nostre paure, la prova regina che la musica colta non è per tutti.
Si dirà: la lirica è più facile della cameristica e della sinfonica. C’è un testo, una narrazione, la regia, i costumi, insomma la messinscena. Come è vero che la “prima” della Scala è anche un evento mondano, una serata inaccessibile che il piccolo schermo può portare nel salotto di casa del cittadino comune che mai avrebbe potuto permettersela.
Ma tutto questo non basta per spiegare gli ascolti del 7 dicembre scorso. Vediamoli: 2.077.000 telespettatori inchiodati davanti al video per vedere Andrea Chénier di Giordano, con uno share dell’11%. Un telespettatore su dieci quella sera ha sentito le ugole d’oro del soprano Anna Netrebko e del tenore, e marito, Yusif Eyvazov. Per darvi un’idea, la popolarissima trasmissione il “Grande Fratello”, campione di ascolti e imbottita di ricchi spot, veleggia sui 5 milioni. L’unità di misura è la stessa.
Per i melomani lo Chénier è un’opera imperdibile, per tutti gli altri un melodramma di cui si conosce a stento la trama e l’ambientazione. Non è un caso, e trovo ingiusto infierire, che alcuni colleghi sui quotidiani l’abbiano attribuita a Puccini. Grazie alla tv adesso l’hanno imparato anche loro.
Nel 2016, ancora la “prima” della Scala, un titolo più conosciuto, Madame Butterfly di Puccini, sempre in diretta su Rai1. Gli ascolti volarono a 2.644.000 telespettatori con uno share del 13,5%.
Oggi lo sappiamo: la musica colta, la lirica, se proposte in orari e su canali “forti”, riescono a fare ascolti importanti. E possono aiutare gli italiani a scoprire un’arte di cui il nostro Paese è sempre stato un’eccellenza mondiale.
La mia proposta ai vertici della Rai, che fa servizio pubblico, è semplice: un’opera al mese, in diretta, in prima serata da una delle nostre 13 fondazioni liriche, una sorta di “cartellone operistico televisivo”. Farebbe da volano anche per il resto della musica colta. E torneremmo a guardare con più fiducia al nostro futuro.

 

 

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