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Suonare News novembre 2019 Editoriale
 

Compie vent‘anni la Riforma dei Conservatori
di Filippo Michelangeli

Il 21 dicembre 1999 venne promulgata la legge che equiparò a rango universitario il sistema dei Conservatori italiani. A distanza di vent’anni, dopo una messa a regime lenta e faticosa, sono in molti a rimpiangere la concretezza del vecchio piano di studi...


Il primo giorno di inverno di vent‘anni fa, il 21 dicembre 1999, venne promulgata la Riforma dei Conservatori, nota come Legge n. 508. A Roma fu un dicembre mite, niente neve sulle strade e una pioggerellina gentile a rendere scivolosi i sanpietrini della capitale. L‘Italia era governata per la prima volta da un Governo di sinistra, il premier era Massimo D’Alema, leader dei DS, Democratici di Sinistra. Presidente della Repubblica, il compianto Carlo Azeglio Ciampi.
Per la formazione musicale italiana fu una notizia clamorosa. I Conservatori, fino a quel momento in un limbo ordinamentale che di fatto li considerava qualcosa di simile a una scuola professionale, furono per legge equiparati al rango universitario. Equiparati non voleva naturalmente dire università tout court, ma ne spostava l’azione e gli obiettivi nella parte finale degli studi, qualificandoli come "alta formazione".
Il testo della legge era molto vago, mancavano del tutto i regolamenti attuativi che sarebbero lentamente sopraggiunti negli anni successivi. Ma il dado era tratto: i Conservatori erano diventati “università della musica” e si sarebbero quindi rivolti soltanto a studenti in possesso di un diploma di scuola media superiore. Il loro piano di studi, tutto da inventare, avrebbe quindi seguito la formula del 3+2 universitario, ovvero un primo triennio e un successivo biennio specialistico.
Furono in tanti, allora, a brindare. I Conservatori avrebbero finalmente conquistato una dignità culturale che non avevano mai avuto. Passato il primo entusiasmo non ci volle molto a capire che lasciare la via vecchia per quella nuova è sempre una strada piena di incognite.
Intanto i docenti scoprirono che le loro speranze di vedere equiparati gli stipendi a quelli universitari vennero disattese.
In teoria, prima del Conservatorio, il lavoro di formazione avrebbero dovuto adempierlo le scuole medie ad indirizzo musicale e i licei musicali, ma era evidente che la formazione assicurata dai Conservatori ai ragazzi più giovani era incomparabile e di maggiore qualità. E così, fatta la legge trovato l’inganno, vennero istituiti i cosiddetti corsi “pre Afam”, per continuare ad accogliere i minorenni.
Tra le novità più concrete ci furono la fine della possibilità di sostenere esami da parte dei privatisti, l’innalzamento dell’età dei candidati che conseguivano il titolo di studi e l’accreditamento di istituti non statali, tra gli altri la Scuola di Fiesole, la Civica e il Cpm di Milano, Siena Jazz, Saint Louis di Roma che hanno regole di ingaggio dei docenti autonome rispetto a quelle dei Conservatori.
Oggi che la Riforma compie 20 anni sono in molti a rimpiangere il "vecchio ordinamento" perché i ragazzi avevano più tempo da dedicare allo strumento musicale ed entravano prima nel mondo del lavoro. Ma in nome del "politically correct" gli insegnanti se ne lamentano solo a microfoni spenti.

 

 

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