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Suonare News marzo 2019 Editoriale
 

Strumenti, un mercato da mezzo miliardo di euro
di Filippo Michelangeli

Lo dice l’annuale Osservatorio del mercato degli strumenti musicali in Italia, elaborato dal Cersi, il centro ricerca e sviluppo dell’Università Cattolica per conto di Dismamusica. Ogni italiano consuma 9,2 euro di musica a testa. La metà dei 22 dollari degli americani


Quanto vale il mercato degli strumenti musicali in Italia? È la domanda a cui ogni anno offre una risposta Dismamusica, la più importante associazione di categoria che dal 1982 federa costruttori, importatori, rivenditori ed editori musicali in Italia. Lo studio viene affidato da due anni al Cersi, il Centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale istituito  all'interno dell'Università Cattolica di Cremona che appronta un ampio e dettagliato "Osservatorio", ripreso da tutti i giornali e che per autorevolezza non ha eguali in Italia.
Nel 2017 (è l'ultimo anno di cui disponiamo di dati) l'Osservatorio stima i ricavi relativi agli strumenti musicali in Italia in 550 milioni di euro (Iva inclusa, giacché sono vendite al pubblico), sostanzialmente stabile rispetto all'anno prima. Più al dettaglio sono 365 milioni di euro le vendite di strumenti nuovi, 64 milioni gli strumenti usati,  altri 64 per accessori ed edizioni, 36 i "servizi" (noleggi, riparazioni, installazioni) e, infine, 20 milioni di "altri servizi".
Considerando che l'Italia ha 60 milioni di abitanti, il consumo in strumenti musicali pro capite è di euro 9,2.
Un confronto utile arriva dagli Stati Uniti dove, sempre nel 2017 (anche se al di là dell'oceano sono già stati diffusi anche i dati relativi al 2018 che segnano un incremento complessivo del 4,1 per cento) il giro d'affari è stato di 7,2 miliardi di dollari. Calcolando che l'America ha una popolazione di 326 milioni di abitanti si arriva a un consumo pro capite di 22 dollari. Il doppio dell'Italia.    
Inutile ricordare che il nostro Paese ha dato i natali a importanti compositori che hanno fatto la storia della musica. La matematica non è un'opinione e i numeri parlano chiaro: in Italia la pratica musicale –?quella che genera consumi di strumenti ed edizioni – sconta un forte ritardo rispetto ad altri Paesi avanzati.
Per essere più chiari, i dieci milioni di italiani che seguono i loro cantanti preferiti al Festival di Sanremo nella migliore delle ipotesi acquistano cd o scaricano musica online, solo una marginale parte di loro saprebbe accompagnare al pianoforte o alla chitarra la canzone vincitrice.
A marzo, allegato a Suonare news, escono da 21 anni Pagine Musica. È un annuario che censisce in modo accurato e aggiornato circa 4mila attività musicali italiane. Nell'era di Internet ce n'è ancora bisogno? Sì, perché se volete incidere un cd o trovare un bravo liutaio il web può darvi una mano, ma un elenco dettagliato e completo di "fornitori" al momento non esiste.
All'interno di Pagine Musica trovate accordatori di pianoforti, concorsi di musica, costruttori di archi, chitarre, clavicembali, fiati, fisarmoniche, organi, pianoforti, edizioni, Conservatori, Licei musicali, etichette discografiche, negozi, scuole di musica, studi di registrazione. È il mondo produttivo italiano che, tutto insieme, concorre a creare quel mezzo miliardo di euro di consumi cui parlavo qui sopra.
Da questo mese Suonare news costa un euro in più. L'ultimo aumento risale al 2005, tredici anni fa. Il prezzo dell'abbonamento, invece, resta invariato.

 

 

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