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Suonare News luglio - agosto 2019 Editoriale
 

La divulgazione musicale passa (anche) dai festival
di Filippo Michelangeli

Un tempo erano Arena di Verona, Terme di Caracalla, Sferisterio di Macerata. Oggi i festival estivi sono tantissimi in tutta Italia e migliorano la qualità della nostra offerta turistica. Ma soprattutto aiutano il pubblico di non esperti ad avvicinarsi alla musica senza timori reverenziali


La nostra Ilaria Mantovani questo mese ne censisce ben 60. Sono i festival musicali che ogni anno rendono meno scontata e più interessante l’estate degli italiani e dei turisti. Già, perché quando si parla di turismo di qualità non ci si riferisce soltanto all’efficienza dei mezzi di trasporto, al confort dell’ospitalità alberghiera e alla varietà enogastronomica, ma anche al pregio delle proposte culturali e musicali che l‘Italia sa offrire ai turisti più esigenti.
Ci sono città in Europa che vivono e sviluppano ricchezza sulla forza e sulla suggestione della loro offerta culturale. Salisburgo, la cittadina austriaca che ha dato i natali a Mozart, ha solo 150.000 abitanti, ma i suoi festival estivi e pasquali l‘hanno resa una mèta obbligata per milioni di turisti da tutto il mondo.
Vale la stessa cosa per Glyndebourne, nell‘East Sussex inglese, dove si svolge un seguitissimo festival d‘opera;?Bayreuth, 70.000 abitanti e un concittadino illustre: Richard Wagner, da oltre un secolo luogo di pellegrinaggio per melomani provenienti da ogni parte del pianeta.
L‘Italia una volta tanto non è rimasta a guardare. Accanto alle storiche rassegne estive: Arena di Verona, Terme di Caracalla, Sferisterio di Macerata, Torre del Lago, Spoleto e Ravello, continuano a svilupparsi una sterminata quantità di manifestazioni musicali che offrono spesso concerti di rara eccellenza e che, soprattutto, favoriscono un primo contatto tra un pubblico generico e l‘arte dei suoni.
Leggiamo spesso, sulle pagine di "Suonare news" ma anche su tanti quotidiani, della necessità, persino dell‘urgenza, di dedicare tempo e risorse alla divulgazione della musica classica. Perché è sotto gli occhi di tutti l‘invecchiamento del pubblico ai concerti e l‘assenza di un ricambio di spettatori giovani che possano se non incrementare le presenze, almeno evitare la decrescita del botteghino.
I festival estivi per la loro stessa natura possono diventare formidabili strumenti di divulgazione culturale e musicale.
Iniziamo col dire che, salvo eccezioni, offrono concerti a prezzi popolari, spesso gratuiti. In anni di recessione economica, un posto in platea in un teatro d‘opera è diventato proibitivo per tanti e scoraggia i neofiti. Il festival non incute soggezione. Non bisogna vestirsi di tutto punto, spesso è all‘aperto, non c‘è la ritualità che a noi professionisti non disturba più, ma che per tutti gli altri è mortale.
Ultimo, ma non meno importante, i festival li troviamo sul nostro cammino estivo, quasi per caso, in mezzo a sagre, rievocazioni in costume, cinema all‘aperto. Un turista sfoglia la "margherita" serale delle offerte e per una volta può decidere in modo meno abitudinario. Non si va per caso alla Scala, al Parco della Musica di Roma, al Regio di Torino, al San Carlo di Napoli. Mentre può capitare, per curiosità o in mancanza di meglio, di ascoltare un‘orchestra che in estate fa tappa in una località dove siamo in villeggiatura.
Non guardiamo sempre con il sopracciglio alzato quei festival estivi che hanno programmazioni "popolari", con Aide, Traviate, Carmina Burana, Quattro Stagioni. Stanno creando nuovo pubblico. Buona, buonissima, estate!

 

 

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