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Questo mese sulla copertina di Suonare news campeggiano le facce di due pianisti che hanno ben 64 anni d'età di differenza. Il sommo maestro napoletano Bruno Canino, uno dei massimi pianisti da camera che l'Italia abbia mai avuto, che ha appena spento 90 candeline, e il giovane collega lucano, Raffaele D'Angelo, 26 anni, che si affaccia al concertismo e che ha già una solida esperienza di organizzatore musicale, di cui alleghiamo il debutto discografico.
È uno dei miracoli della musica: unire generazioni lontane anagraficamente, grazie alla stessa passione per l'arte dei suoni. Quando leggerete le due interviste, naturalmente diverse tra loro, con due originali sguardi sul mondo, esperienze differenti, troverete che alla fine parlano la stessa lingua. L'età molto avanzata di Canino non ha minimamente scalfito il suo entusiasmo verso la musica che esegue e i musicisti con cui suona, mentre la croccante giovinezza di D'Angelo non gli impedisce di sentire la responsabilità di dedicare il suo primo cd a Schubert, «Perché la sua "sensibilità" è impareggiabile. Quando lo suoni e quando lo ascolti sei pervaso dalla sua linea musicale, melodie che ti entrano nell'anima senza che tu possa difenderti».
Abbiamo scoperto solo dopo aver messo in pagina i due pezzi, che Canino e D'Angelo hanno persino suonato insieme.
Ogni musicista non c'è giorno in cui non si chieda che cosa rappresenti per lui la musica. Un'arte a cui dedichiamo la vita e che certamente non ci ha fatto ricchi. E alla fine arriviamo tutti alla stessa conclusione: è la musica che ci ha scelto e quando è accaduto non puoi più farne a meno.
Bruno Canino solca ogni giorno la Penisola, da nord a sud, incide cd, presiede giurie di concorso, grazie anche ad una salute di ferro, senza mai rinunciare a suonare davanti a un pubblico che ormai lo considera una leggenda. Il jazzman americano Louis Armstrong diceva: «I musicisti non vanno in pensione, smettono quando in loro non c'è più musica». E Canino di musica ne ha ancora da vendere.
Raffaele D'Angelo si candida inconsapevolmente a seguirne le orme. Un giovane che a 26 anni – ragazzi, sono pochi 26 anni – ha già fondato una società di concerti con cui programma spettacoli in tutta la Basilicata, ha un diploma con il massimo dei voti, lode e menzione, si è perfezionato in accademie internazionali e ha suonato in sale importanti di tutta Europa, ha abbastanza energia da arrivare a cent'anni senza alzare mai le mani dalla tastiera.
Gli scienziati, nelle loro più recenti ricerche, assicurano che la musica renda chi la pratica più intelligenti, più equilibrati, più capaci di risolvere problemi. Se i loro studi sono corretti ne siamo tutti molto felici. Ma noi che scienziati non siamo, sappiamo che la musica rende soprattutto la nostra vita migliore, più ricca di incontri e di soddisfazioni. Due musicisti che si incontrano per la prima volta possono decidere di provare a suonare insieme. E grazie alla musica entreranno subito in contatto tra loro, molto più velocemente e profondamente che se parlassero per ore. In tutti i conflitti, pensiamo alla Seconda guerra mondiale o allo scontro tra Russia e Ucraina, le cronache ci raccontano quanto fosse frequente vedere un gerarca nazista salvare la vita a un nemico che sapeva suonare il pianoforte, o ai musicisti russi e ucraini che considerano la cosa più normale del mondo suonare insieme. La musica salverà il mondo? Non esageriamo. Certamente lo rende un luogo migliore dove vivere.
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