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Suonare News gennaio 2020 Editoriale
 

Dieci speranze per un 2020 più "amico dei musicisti"
di Filippo Michelangeli

Dieci obiettivi che renderebbero migliore l‘ecosistema musicale italiano. Non servono soltanto soldi, ma anche il coraggio di credere che gli italiani siano pronti a seguire la musica in tv, a frequentare più concerti, a sentire l‘orgoglio di essere eredi di Verdi e Puccini


L’inizio dell’anno è tempo di buoni propositi. C’è l’idea, del tutto irrazionale, che l’1 gennaio scatti una specie di reset, un azzeratore di tutti i contatori generali.
Ovviamente non è così, ma ci piace crederlo. E allora proviamo a buttare giù un elenco, non in ordine di importanza, delle dieci speranze che riponiamo nel 2020 e che renderebbero migliore la vita dei musicisti italiani.
1) L’annuncio di un concorso a cattedre nei Conservatori. Dopo 30 anni dall’ultimo che fu bandito nel 1990 darebbe un segnale concreto ai giovani, oggi obbligati a sottoporsi all’incertezza delle domande di inserimento nelle graduatorie d’istituto, di una certificata valutazione del merito.
2)?L’istituzione di nuove orchestre pubbliche regionali. È profondamente ingiusto che oggi ne siano prive otto regioni italiane: Valle d’Aosta, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Campa-nia, Basilicata, Calabria e Sardegna.
3) Più musica classica nella televisione generalista. Tutti i tentativi, dalla “prima” della Scala, al Concerto di Natale, fino alle guide all’ascolto di Ezio Bosso, hanno dimostrato che gli italiani sono pronti per seguire in modo massiccio la musica colta sul piccolo schermo e che hanno solo bisogno che venga proposta con regolarità. Negli anni Sessanta la Rai ha insegnato agli italiani a leggere e a scrivere con il celebre Non è mai troppo tardi del maestro Manzi, oggi può insegnare loro a conoscere meglio il pentagramma.
4) Il nostro Paese ha centinaia di teatri, la cui bellezza è apprezzata in tutto il mondo. E ha bellissimi auditorium. Peccato che i concerti di musica classica siano solo 14.000 all’anno (dati Siae). Poco più di mille al mese. In una nazione di 60 milioni di abitanti dovrebbero essere almeno il doppio.
5)?I concorsi di esecuzione, un momento importante dove i giovani musicisti si mettono alla prova sono circa 300 in Italia. E sono un patrimonio culturale prezioso. Manca un coordinamento nazionale che possa metterli in rete e renderli più forti.
6)?Le scuole di musica associative, comunali, private, sono un network di 1.500 centri di formazione di base che alimentano l’alta formazione musicale italiana. Vanno aiutate dal punto di vista fiscale, esentandole dal pagamento dell’Iva.
7) Va introdotto in tutta la scuola secondaria superiore lo studio della storia della musica. La futura classe dirigente non può conoscere Napoleone e ignorare Beethoven.
8) La lirica è un fiore all’occhiello dell’Italia. Rossini, Verdi, Puccini tengono aperti i teatri in tutto il mondo. Le fondazioni liriche sono inevitabilmente costose, ma senza di loro le nostre città sarebbero più povere. Diamogli una volta per tutte più finanziamenti.
9) I musicisti vivono spesso una situazione di precarietà professionale. Aiutiamoli a casa loro, mettendo più risorse nelle scuole di musica, nelle orchestre, nei teatri. Sono posti di lavoro veri, non sussidi.
10) Fermiamo la fuga di polpastrelli, ugole, bacchette verso l’estero. Creiamo un ecosistema musicale che renda meno attraente per i nostri giovani l’idea di lasciare un Paese che nella storia della musica ha scritto importanti capitoli.

 

 

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