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Suonare News settembre 2020 Editoriale
 

C‘era una volta Ennio Morricone
di Filippo Michelangeli

Lo scorso 6 luglio se n‘è andato il celebre compositore romano. Aveva 91 anni e nella sua lunghissima carriera aveva scritto oltre 500 colonne sonore e moltissima musica "assoluta". Quando si è diffusa la notizia della sua scomparsa il cordoglio in tutto il mondo è stato quello riservato a una leggenda


Lo scorso 6 luglio se n‘è andato Ennio Morricone. Aveva 91 anni. Per chi si occupa di musica classica è una delle rare occasioni in cui non c‘è bisogno di spiegare chi fosse. Il compositore romano, infatti, aveva raggiunto una popolarità planetaria superando i confini del settore musicale. Il miracolo non è accaduto come alcuni sostengono in modo sbrigativo perché egli ha scritto anche musica da film. Tanti altri suoi colleghi hanno frequentato con convinzione questo genere musicale senza ottenere gli stessi risultati e tuttavia il loro nome è rimasto confinato tra gli addetti ai lavori. Morricone aveva il dono di parlare a tutti e di imprimere nella sua musica una cifra riconoscibile e originale.
Nella sua lunghissima carriera ha composto oltre 500 colonne sonore, lavorando con grandissimi registi come Sergio Leone, con il quale si alleò nella realizzazione del cosiddetto "western all‘italiana", e poi Brian De Palma, Barry Levinson, Mike Nichols, Elio Petri, Oliver Stone, Quentin Tarantino, Giuseppe Tornatore, ma non disdegnò di lavorare anche con illustri sconosciuti. Per Morricone scrivere musica era un impegno quotidiano, una responsabilità, un destino. Componeva senza strumento, utilizzando solo l‘orecchio interno, come solo un professionista è in grado di fare. E certamente la sua preparazione era di prim‘ordine: si diploma al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma prima in tromba e poi in composizione, sotto la guida di Goffredo Petrassi. Dei suoi studi andava fiero e non si stancava mai di ripetere ai giovani: "Studiate composizione in maniera seria, non affidatevi alle sole intuizioni senza possedere la tecnica per realizzarle. Perché se non si ha la tecnica, non si riuscirà mai a tradurre un‘idea sul pentagramma, si scriverà sempre qualcosa di già udito. Consiglio lo studio della musica e della storia della composizione musicale, dai primi secoli della polifonia sino a oggi, e poi di liberarsi, in senso positivo, del bagaglio acquisito: tutto ciò servirà a diventare sé stessi".
E proprio in forza della sua grande preparazione Morricone, accanto alla musica per il cinema, ha scritto anche musica che gli piaceva definire "assoluta". Nel suo catalogo appaiono brani di musica da camera, musica vocale con orchestra, concerti per strumento solista e orchestra, per coro, e un‘opera per il teatro musicale. Della sua attività creativa "extra cinema" andava orgoglioso perché per un musicista formatosi e cresciuto in Conserva-torio l‘imprinting resta quello per tutta la vita.
Nel 2007 l‘Academy di Los Angeles gli attribuisce il premio Oscar alla carriera. Appare quasi un risarcimento dopo le numerose nomination finite nel nulla. Nel 2016 arriva il secondo Oscar per la colonna sonora del film "The Hateful Eight" di Tarantino. Ma per quanto le dorate statuette di Hollywood siano prestigiose e importanti, Morricone ha vinto il premio più ambito per un artista: l‘immortalità della sua musica riconosciutagli dal pubblico di tutto il mondo. Lo stesso pubblico che, quando si è diffusa la notizia della sua scomparsa, gli ha tributato il cordoglio riservato a una leggenda.

 

 

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