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Suonare News ottobre 2021 Editoriale
 

La triste ingiustizia del “primo non assegnato”
di Filippo Michelangeli

Da almeno un secolo il mondo della musica ha istituito concorsi di esecuzione musicale per incoraggiare e premiare i giovani talenti. La discutibile consuetudine di negare al concorrente più bravo di tutti la soddisfazione di ricevere la medaglia d'oro


Da almeno cent'anni – il più antico ancora in attività credo sia lo “Chopin” di Varsavia per pianoforte fondato nel 1927 – il mondo della musica ha istituito concorsi di esecuzione per incoraggiare e premiare i giovani talenti.
Da allora ci si domanda se siano lo strumento migliore per assolvere a questo fondamentale e delicato compito. A molti non piace l'idea di obbligare i giovani a “gareggiare” tra di loro, alimentando l'aspetto competitivo a discapito di quello artistico. Ma giacché non si sono mai trovate alternative migliori, i concorsi di esecuzione ormai sono diventati un elemento imprescindibile nell'ecosistema musicale internazionale. Solo in Italia se ne contano oltre 300, molte migliaia nel mondo.
Ho sempre trovato i concorsi un'espressione concreta della tanto sbandierata “meritocrazia”, di solito i primi tre sul podio sono più meritevoli degli ultimi tre, e ho visto perfetti sconosciuti, senza santi in Paradiso, fare luminose carriere proprio grazie alla vittoria a un concorso. Quindi li sostengo e li seguo.
Tuttavia c'è un aspetto che non ho mai approvato e che anzi trovo sia profondamente ingiusto: non assegnare il primo premio. Tralasciamo i concorsi per categorie che hanno l’obiettivo di stimolare il cimento dei ragazzi e dare loro una gratificazione nello studio della musica, in quelle rassegne è fuori discussione ci sia un tripudio di premi. Mi rivolgo, invece, a quei concorsi che hanno un budget di spesa imponente (di solito finanziati con soldi pubblici), ricchi montepremi e che, dopo aver pronunciato la ritrita affermazione che «il livello artistico dei candidati era molto alto» non assegnano il primo premio. Iniziamo col dire che se il livello è alto un vincitore dovrebbe esserci per forza. Almeno si abbia il coraggio di ammettere che il livello era basso. Affermazione mai sentita in vita mia.
Non viene assegnato il primo premio in nome di un presunto e storico livello artistico del concorso. Peccato che le giurie cambino ogni anno e non abbiano la più vaga idea di quale fosse il livello artistico dei concorrenti cinque anni prima. Inoltre basta scorrere gli albi d'oro per leggere i nomi di vincitori usciti di scena subito dopo la vittoria e secondi premi (con primo non assegnato) campeggiare nei cartelloni concertistici internazionali. Forse erano davvero bravi, no?
Arriviamo ai "fuoriclasse". Sono una gioia della vita. Immagino il tuffo al cuore che deve aver provato Cortot quando a Ginevra si è trovato di fronte il giovanissimo e miracoloso ABM, al punto da pronunciare la celebre frase: «È nato il nuovo Liszt!». Ma il destino di Benedetti Michelangeli non era solo vincere Ginevra, ma scrivere il suo nome nei libri di storia della musica. Un concorso di esecuzione non certifica l'arrivo di un genio, ma stila una classifica di merito e premia il migliore.
Rivolgo infine un pensiero affettuoso alle centinaia di meravigliosi musicisti che per tutta la vita devono scrivere nel loro cv «secondo premio con primo non assegnato» e che ogni tanto, col passare del tempi, gli scappa di dire che sono stati i vincitori. Come diceva Rodolfo in Bohème «aiutano il destino».

 

 

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