Questo sito utilizza i cookies, navigandolo accetti la relativa policy descritta nella pagina Privacy e cookies
il tuo carrello
il tuo carrello
Home
Page
Il numero
in edicola
Come
abbonarsi
Accade in
Conservatorio
Numeri
arretrati
Archivio
dal 1995
Offerte
commerciali
Pagine
Musica
Pubblicità
su Suonare.it
Seicorde,
solo chitarra
Contatta
la redazione
I sondaggi
di Suonare
Dati e
numeri


Fai di Suonare.it
la tua pagina iniziale!


Ricevi gratis
la newsletter di Suonare news

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Suonare News gennaio 2026 Editoriale
 

Addio al monopolio di Stato: il Rinascimento dell'alta formazione musicale
di Filippo Michelangeli

Finito il tempo dei soli Conservatori: oggi l'offerta si è ampliata con Accademie e istituti equiparati. Un "mercato" che alza la qualità. Restano i nodi del reclutamento docenti e la fuga dei nostri talenti


Fino a poche decine di anni fa l'alta formazione musicale in Italia era affidata in esclusiva allo Stato Italiano, erogata attraverso un capillare network di scuole specializzate denominate Conservatori. Chi ha i capelli grigi ricorda bene che erano loro e solo loro i punti di riferimento se volevi diventare un professionista della musica. Oggi lo scenario è in parte cambiato. I Conservatori sono numericamente aumentati, anche grazie alla "statizzazione" dei vecchi Istituti musicali pareggiati che, sfiancati dai tagli degli enti locali a cui facevano riferimento, sono finiti sotto l'ombrello sicuro dello Stato. Penso a Bergamo, Livorno, Siena, Gallarate, Pavia, Catania, Caltanissetta, oggi tutti Conservatori. Ma la vera novità è stata introdotta nel 2013 quando, in carica il governo Letta, l'allora ministro dell'Università Maria Chiara Carrozza sorprese tutti rendendo equipollenti i titoli di studio rilasciati dalla Scuola di Musica di Fiesole, dalla Civica "Abbado" di Milano, dal Centro Professione Musica di Milano. Il "monopolio" statale dell'alta formazione musicale finì dalla sera alla mattina. Oggi lo scenario è ancora più ampio e presenta due Accademie di musica, quella di Imola e più recentemente quella di Biella, pareggiate all'università, mentre rilasciano titoli equipollenti ai Conservatori, oltre ai già citati Fiesole, “Abbado” e Cpm di Milano, anche il Saint Louis College of Music di Roma, l'Accademia del Teatro alla Scala di Milano, la Scuola del Teatro musicale di Novara, l'Accademia Siena Jazz, per un totale, se non ho dimenticato qualcuno, di sette centri. Ma non è finita: non ancora equiparate a Conservatori, ma molto frequentate da allievi italiani e internazionali grazie al loro prestigio, sono la "Stauffer" di Cremona, l'Accademia di Musica di Pinerolo e l'Accademia del Ridotto di Pavia.
Credo che neppure il più ottimista operatore del settore avrebbe potuto prevedere vent'anni fa che l'alta formazione musicale italiana avrebbe avuto uno sviluppo così veloce ed esteso.
La concorrenza, come in qualsiasi "mercato" – e piaccia o no anche la formazione musicale è un "mercato" – ha fatto bene al settore, obbligando tutti gli operatori a mettercela tutta per offrire corsi sempre più qualificati e appetibili. I giovani studenti, anche grazie alla sterminata quantità di informazioni rese disponibili sul web, oggi possono scegliere tra una rosa ampia di opportunità. In questo "Rinascimento didattico" restano comunque alcune criticità che riguardano il reclutamento dei docenti, i veri protagonisti del successo di ogni istituzione. Mentre i Conservatori devono procedere con concorsi interni o nazionali, le accademie che rilasciano titoli di studio equipollenti possono nominare insegnanti "a chiamata", scegliendo il meglio che in quel momento si rende disponibile. Sono comprensibili i mugugni da parte dei direttori di Conservatorio che si sentono penalizzati.
Accanto all'aumento di centri di formazione musicali italiani, sempre più studenti decidono di frequentare il biennio finale all'estero, in particolare restando nell'Unione Europea che garantisce la spendibilità del titolo di studio anche in patria. E così ogni anno c'è una inesorabile fuga di giovani studenti italiani in Germania, Svizzera (non è UE, ma ha firmato accordi bilaterali), Francia, Olanda, Spagna, ovunque sentano che possano esserci opportunità didattiche interessanti.
In mezzo a questo poderoso ampliamento delle sedi di alta formazione musicale sta finalmente entrando a regime l'ormai "storica" Riforma dei Conservatori, che, malgrado le rassicuranti dichiarazioni di tutti, trova ancora una considerevole percentuale di docenti nostalgici e poco convinti della sua utilità.

 

 

Copyright © Michelangeli Editore - Tutti i diritti riservati. - hosting and web editor www.promonet.it

Michelangeli Editore S.r.l. viale Lombardia, 5 - 20131 MILANO
CF e P.IVA 10700160152