|
Mentre andavamo in stampa con lo scorso numero di febbraio ci è arrivata la triste notizia della morte di Angelo Foletto (Pieve di Ledro, 20 agosto 1949 – Milano, 29 gennaio 2026), insigne critico e giornalista musicale italiano, uno dei padri fondatori di Suonare news, sul quale ha scritto ininterrottamente per trent’anni, dal lontano 1995. Per ricordarne l’eccezionale figura abbiamo deciso di pubblicare una delle rare interviste che aveva concesso qualche anno a Ledro, nel suo Trentino, durante il festival pianistico che aveva fondato con l’amico imprenditore Roberto Furcht, con il quale divideva la passione per la montagna e il pianoforte. Il pezzo di Chiara Brun inizia pagina 26 e vi invito a leggerlo. Sono sicuro che troverete nelle risposte quello sguardo onesto e originale sul mondo musicale a cui ci aveva abituato per tanti anni e che oggi ci manca moltissimo. Con la scomparsa di Angelo Foletto, seguita a quella anni fa di Luigi Fait (Trento, 3 marzo 1935 – Roma, 11 dicembre 2017) e Angelo Gilardino (Vercelli, 16 novembre 1941 – 14 gennaio 2022), Suonare news ha perso quasi tutti i quattro “fondatori” del giornale. All’appello manca solo il sottoscritto e francamente spero di poter re-stare ancora con voi il più a lungo possibile. Mi rendo conto della grande fortuna che ho avuto a costruire il mensile che state tenendo tra le mani con personalità che univano una grande competenza musicale ad una spontanea onestà intellettuale. Lo dico senza retorica: sono due caratteristiche difficili da trovare abbinate nella stessa persona. Senza questi tre grandi colleghi che mi hanno onorato della loro amicizia, non sarebbe mai stato possibile creare, da zero, il mensile dei musicisti italiani. Queste mese su Suonare news trovate un’ampia intervista con Uto Ughi, uno dei massimi violinisti italiani del Novecento, un ex enfant prodige che ha saputo mantenere per tutta la vita una passione autentica per la musica e per il violino. Non è un caso che sia stato sempre così amato dal pubblico e che i suoi concerti abbiano sempre fatto registrare il tutto esaurito. Quando i giovani chiedono consiglio ai colleghi più “anziani” su come affrontare la carriera e come ottenere l’agognato successo non è facile spiegare loro che il motore che muove il mondo è la passione. In tutte le attività umane, mica solo nella musica. Il pubblico certamente apprezza il virtuoso, la bravura dell’interprete, la sua preparazione. Ma è la personalità intrisa dalla passione per l’arte dei suoni a fare breccia tra gli spettatori. La passione è contagiosa, è una catena immateriale che unisce il concertista, il cantante, il direttore d’orchestra al suo pubblico. Ho fatto parte tante volte di giurie di concorsi nazionali e internazionali. Deluderò i lettori più complottisti, ma non ho mai visto particolari “maneggi” per far vincere un candidato piuttosto che un altro. Ho visto, piuttosto, giurati distratti, alle prese con la chat dello smartphone, dal comportamento certamente inappropriato. Ma quello che mi ha sempre colpito di più è, una volta acclamato il vincitore, di solito il migliore del gruppo, conoscerlo e scoprire che a volte era solo il più bravo, ma non vedevi in lui (o in lei) il fuoco della passione per la musica e la voglia di trasmetterla al pubblico. In quei casi non mi ha mai meravigliato constatare che negli anni successivi alla vittoria il trionfatore del concorso era già uscito di scena. Malgrado il suo enorme talento, gli anni di sacrifici e la medaglia d’oro a un concorso internazionale, non nutriva per la musica una vera passione. Nel mese in cui ricordiamo un grande uomo di musica che ci ha lasciato, Angelo Foletto, dichiaro con assoluta certezza che aveva una passione per la musica che è stata fonte di ispirazione per tutta la sua vita.
|