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Suonare News luglio agosto 2020 Editoriale
 

Riccardo cuor di leone tira la volata al gruppo
di Filippo Michelangeli

Lo scorso 21 giugno, festa della musica, il celebre direttore d’orchestra italiano ha guidato a Ravenna la “sua” orchestra “Cherubini” nel primo concerto sinfonico dopo quattro lunghi mesi di lockdown. Tra il pubblico, anche la presidente del Senato e il ministro dei Beni Culturali


Compie 79 anni il 28 luglio, auguri!, ma ha la tempra di un quarantenne. E avercene di quarantenni così. Riccardo Muti, il decano dei direttori d’orchestra italiani – un uomo che è salito sui podi più prestigiosi del mondo, dalla Scala al Covent Garden, cinque volte protagonista con i Wiener del Concerto di Capodanno, il prossimo gennaio sarà la sesta, un incarico rinnovato a furor di popolo con la Chicago Symphony fino al  2022 – il 21 giugno scorso si è messo alla testa del mondo della musica italiano, silenziato dopo quattro mesi di lockdown, e ha guidato a Ravenna, la “sua” orchestra Cherubini, nel primo pentagramma di un concerto dal vivo.
Il 21 giugno, quest’anno tre volte “festa della musica”, inaugurazione del Ravenna Festival e festa della ripartenza, della voglia di guardare avanti. Per la prestigiosa occasione sono arrivati nella suggestiva cornice della Rocca Brancaleone la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, la direttrice generale dell’Unesco Audrey Azoulay, il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Pubblico distanziato, come da protocolli di legge, e contingentato, solo 360 spettatori in uno spazio che normalmente ne tiene 1.000; 62 giovani musicisti sul palcoscenico, ognuno con il proprio leggio; una solista, il soprano Rosa Feola e lui, il “Riccardo” nazionale, che prima di dare l’attacco saluta il pubblico e ringrazia i presenti. Il maestro è emozionato, si rivolge alla Casellati chiamandola «presidente della Camera», ma è veloce a correggere la gaffe e con simpatia promette: «Dirigo meglio di come parlo».  Quindi prosegue: «Ravenna non dimentica il suo passato e il suo ardore, per questo considero questa serata un atto di coraggio a partire proprio dai ragazzi della “Cherubini” costretti a suonare in maniera anomala e disagiata, distanti tra loro. Il primo brano che eseguiamo, Rêverie di Skrjabin, rappresenta una sorta di augurio». Mentre il maestro napoletano dà l’attacco all’orchestra nell’Inno di Mameli, tutto il pubblico scatta in piedi per rispetto e per scaricare a terra il brivido che scorre lungo la schiena in un momento così solenne. Il resto del programma è mozartiano: Exsultate, jubilate mottetto in Fa maggiore; Et incarnatus est dalla Messa in Do minore e Sinfonia n. 41 in Do maggiore “Jupiter”.
Lunghi applausi, il pubblico è ancora stordito per aver vissuto un’esperienza che per molti mesi gli è stata negata. Dopo il concerto il maestro si intrattiene con i cronisti. È stanco, ma ha ancora voglia di scherzare, di sdrammatizzare, di condividere la sua comprensibile soddisfazione: «Non importa se il nostro sia stato il primo concerto, quello che conta è che adesso si ricominci. Abbiamo suonato soprattutto per noi, ne avevamo bisogno dopo mesi di silenzio». Conclude con un pensiero verso i giovani: «La ripartenza della musica è possibile solo tendendo una mano alla nuova generazione di artisti, fra coloro che stanno pagando il prezzo più alto del prolungato silenzio in questo 2020 così alieno». 

 

 

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